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Evoluzione della Flat Tax in Italia

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Written by Redazione

Nell’ultimo periodo uno degli argomenti più discussi in ambito politico è quello della flat tax visto le elezioni da poco conclusosi e l’approvazione della Manovra 2023 che vedremo a fine articolo.

Ci sono partiti che credono sia la giusta soluzione per l’Italia ed altri che sono profondamente contrari alla sua istituzione, ma purtroppo le persone che sanno cosa significa o che sono davvero informate sull’evoluzione della flat tax in Italia sono davvero poche. Questo articolo cercherà quindi di seguirne la storia e spiegare di cosa si tratta.

Che cos’è la flat tax?

La flat tax, in italiano ‘’tassa piatta’’, è un sistema fiscale che prevede un’aliquota fissa e uguale per tutti, al contrario della cosiddetta tassazione progressiva che invece si basa su varie aliquote a seconda della fascia di reddito a cui si appartiene.

Tale regime fiscale è stato introdotto per la prima volta dall’economista Milton Friedman nel 1956 all’università di Chicago e nello scenario europeo sono diverse le realtà che hanno deciso di adottare questo tipo di tassazione.

Tra i primi ci sono i paesi dell’Est, con l’Estonia nel 1994, ma anche Lettonia, Romania, Lituania, Bulgaria successivamente. La più grande economia ad aver adottato la flat tax è quella Russa, la cui tassazione prevede un’aliquota fissa al 13% e che in seguito all’istituzione di tale sistema ha vissuto una crescita importante, ma non è ancora chiaro se sia stato dovuto alla flat tax oppure al boom del settore energetico.

Vediamo insieme, quindi, qual è stata l’evoluzione della flat tax nel nostro paese.

La storia della flat tax

La prima persona a proporre la flat tax in Italia è stata Silvio Berlusconi nel lontano 1994, con un’aliquota del 33% pronta a sostituire l’Irpef progressiva.

Circa una decina d’anni dopo a riproporre tale tipologia di tassazione fu Marco Pannella, mentre nel 2008 Daniela Santanché per la Destra propose un’aliquota al 20%. Dal 2014 in poi anche Matteo Salvini della Lega ha fatto della flat tax una colonna portante delle proprie proposte.

Nel 2018, in occasione della campagna elettorale in vista delle elezioni politiche del 4 marzo, la coalizione di centrodestra ha nuovamente incluso la flat tax nei propri programmi. I leader Salvini e Berlusconi, però, hanno proposto due diverse aliquote, il primo del 15% e il secondo del 23%.

Nel 2019, poi, c’è stata un’ulteriore svolta nell’evoluzione della flat tax, infatti con il governo Lega – Cinque Stelle si è parlato di una flat tax per le imprese soggette all’IRES con un’aliquota al 24%, mentre per le persone fisiche è rimasta la tassazione progressiva dell’Irpef, basata sulle varie fasce di reddito. Circa le Partita IVA, però, il progetto flat tax prevedeva l’ampliamento del regime forfettario e un’unica imposta sostitutiva pari al 15%, per alcuni ridotta al 5% per i primi 5 anni di attività.

Nel 2020, invece, le Partite IVA individuali hanno avuto accesso al regime analitico agevolato, con un’imposta sostitutiva al 20% per chi disponeva di un ricavato nell’anno precedente tra i 65.001 e i 100.000 euro.

Per le imprese, invece, nel 2020, dal momento che la cosiddetta mini Ires al 15% non aveva avuto successo, si è verificata una modifica grazie al Decreto Crescita, che ha istituito uno sconto Ires più graduale, pari al 20% nel 2020.

Nel 2022, il regime forfettario prevede per i liberi professionisti un tetto massimo di fatturato di €65.000 con tassazione fissa del 15%, 5% entro i primi 5 anni dall’apertura, e sconto del 35% sui contributi INPS per artigiani e commercianti.

Nota negativa il fatto di non poter scaricare alcuna spesa collegata alla propria attività, esiste solo un limite di €20.000 per le spese del personale.

Per maggiori informazioni sulla Flat Tax 2022 e 2023, vi invitiamo a consultare questa pagina.

Le indiscrezioni per il 2023, la flat tax cambia ancora

Come già detto, l’evoluzione della flat tax in Italia è stata principalmente dovuta ai programmi politici del centrodestra. Questo è stato pienamente confermato con la Manovra 2023 emanata dal neo governo Meloni, e approvata dal Consiglio dei Ministri, durante la seconda metà di Novembre.

Il nuovo tetto massimo per poter usufruire di questo regime fiscale sarà di €85.000, quindi un incremento di €20.000 rispetto al 2022.

Verrà introdotta la “flat tax incrementale”, con un tasso del 15% per coloro che hanno subito variazioni di reddito rispetto a quanto dichiarato nei 3 anni precedenti.

In campagna elettorale si era poi anche parlato dell’introduzione di una flat tax per dipendenti, ma questa ipotesi è stata accantonata. Unico benefit per i dipendenti sarà quello del taglio della tassazione sui premi produttività fino a €3.000, dal 10% al 5%.

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