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Comunione dei beni, ecco cosa c’è da sapere

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Written by Redazione

Il matrimonio è un passo compiuto da un vasto numero di cittadini italiani, che sancisce l’unione e l’armonia di coppia. Un momento che, non di rado, rappresenta una vera e propria fonte di stress nella sua preparazione, tra gli inviti da spedire e le mille altre incombenze da dover compiere per rendere quel giorno davvero unico ed indimenticabile.

Prima del giorno della sua celebrazione, i futuri coniugi sono chiamati a definire diversi aspetti di fondamentale importanza, molti dei quali solo da formalizzare dopo averne parlato per lunghi mesi, se non anni. Aspetti pratici, che scandiranno il futuro della coppia e della loro esistenza, come ad esempio la scelta di legarsi in regime di comunione di beni o separazione dei beni.

Comunione dei beni: il patrimonio è condiviso al 50%

Relativamente a quest’aspetto, molte coppie vedono il proprio rapporto incrinarsi e non giungere al fatidico momento del “grande sì”: è quindi opportuno fare un’adeguata panoramica su cosa sia, effettivamente, la comunione di beni, al fine di effettuare una scelta realmente consapevole prima di convolare a nozze.

Una scelta che viene sancita davanti al sacerdote, qualora si optasse per la celebrazione religiosa, oppure davanti all’ufficiale di stato civile se la cerimonia fosse svolta in Comune. E che sarà valida, salvo diversi accordi dei coniugi (da comunicare formalmente tramite un atto notarile), sino al termine dell’unione, che stabilisce gli aspetti relativi alla parte economica. Qualora non fosse espletata alcuna scelta, l’ordinamento italiano prevede che la coppia sia unita in regime di comunione di beni.

Vediamo ora, in termini concreti, cosa significhi unirsi in regime di comunione di beni. Il primo aspetto da mettere in risalto è che qualunque bene acquistato dopo il matrimonio appartiene al 50% ad entrambi i coniugi a prescindere da chi abbia effettivamente effettuato il pagamento. Nel caso degli imprenditori, questa tipologia di scelta include direttamente anche aspetti prettamente riguardanti l’azienda o società dei quali si è titolari.

Nella comunione dei beni ricadono anche le aziende costituite e gestite da entrambi, che partecipano attivamente alle gioie (utili) e dolori (perdite) dall’attività di loro gestione. Tutti i beni acquistati prima del matrimonio, invece, resteranno di proprietà al 100% di chi l’ha effettivamente pagato.

Vantaggi e svantaggi della comunione dei beni

La proprietà esclusiva, però, si materializza anche in altre particolari situazioni. Ad esempio, i beni acquistati per svolgere la propria attività professionale restano di esclusivo possesso del legittimo utilizzatore, al pari dei beni mobili o immobili derivanti da eredità o donazioni. Il concetto di “unione dei beni” si rifà, in un certo qual modo, alla tradizionale visione famigliare, dove tutto viene condiviso tra i coniugi per il bene supremo del nucleo.

Un vantaggio che però, in alcuni casi, si può trasformare in uno svantaggio, soprattutto se non c’è un accordo su un bene specifico. Con la comunione dei beni, infatti, non si può disporre automaticamente di un bene senza l’assenso specifico di entrambi i coniugi; inoltre, in caso di separazione beni mobili e immobili andranno suddivisi al 50%.

Per quanto concerne l’aspetto finanziario, invece, le regole sono precise anche se non di semplice comprensione. Cosa succede al conto corrente in caso di comunione dei debiti? E i titoli finanziari? Per info approfondite vai qui ed otterrai risposte esaurienti e dettagliate, al fine di poter scegliere  l’opzione migliore dopo aver valutato gli aspetti economici e patrimoniali.

In linea di massima, il regime di comunione dei beni è preferibile se il patrimonio personale dei coniugi è simile e di importo non elevato, in quanto garantisce ad entrambi una sorta di “equità” nella gestione economica della vita familiare. Diverso il discorso, invece, per quel che concerne i grandi patrimoni: in questo caso, infatti, la maggior parte dei consulenti suggerisce il regime di separazione dei beni, che risulta di gestione più snella e semplice in caso di separazione.

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